
È stato presentato in anteprima il 23 ottobre alla Festa del Cinema di Roma e ad Alice nella città, e arriverà nelle sale italiane giovedì 5 novembre, distribuito da Notorious Pictures.
il film
È diretto da Paola Randi e liberamente ispirato al libro “Cara Giulia” di Gino Cecchettin con Marco Franzoso, edito da Rizzoli, con sceneggiatura di Lisa Nur Sultan e della stessa Randi. Il titolo riprende un verso della poesia di Cristina Torre Cáceres, diventato un grido ripetuto nelle piazze dopo l’uccisione di Giulia l’11 novembre 2023. Nel cast, Filippo Timi interpreta Gino Cecchettin, Sabrina Martina è Giulia, Tecla Bossi è la sorella Elena e Tommaso Allione il fratello Davide.
Le scelte d’impostazione
Il punto di vista. il film sceglie di non mettere al centro il femminicidio, ma la ragazza, la sua famiglia e ciò che è rimasto dopo la sua scomparsa. Come ricordava un commento sul trailer, portare al cinema un femminicidio così recente comporta il rischio di trasformare una tragedia ancora viva nella memoria collettiva in una ricostruzione di cronaca. La riuscita dipenderà da come Randi evita questo rischio.
L’assenza del carnefice. nel film nessun attore interpreta Filippo Turetta, e la regista esplora il vuoto lasciato da una vita interrotta più che l’atto violento. È una scelta forte, che toglie al film ogni possibile spettacolarizzazione, ma pone anche una sfida narrativa: costruire tensione e senso intorno a un’assenza.
Una famiglia comune. La storia parte dalla quotidianità di una famiglia come tante nella provincia del Nord Est, ed è girata in sei settimane nei luoghi reali del Veneto che hanno fatto da sfondo alla tragedia.
Il film come strumento civile. Il produttore dichiara l’intento di superare la cronaca e farsi veicolo di un messaggio civile. Qui il rischio è quello classico del cinema d’impegno: che il messaggio prevalga sul linguaggio cinematografico e il film diventi didascalico.
Cosa guardare quando lo vedrai
- Timi nel ruolo di Gino: un attore spesso istrionico alle prese con un dolore reale, che richiede sottrazione e misura.
- Il tono di Randi: la regista viene da titoli come Tito e gli alieni e Beata te, quindi da un cinema molto diverso. Sarà interessante vedere come ne adatta lo sguardo.
- La figura di Elena: nel trailer è protagonista di un momento intenso in cui, davanti ai giornalisti, ribadisce che il femminicidio è un omicidio di potere. Vale la pena capire se queste parole risultano naturali o più da manifesto.
- Il ritratto di Giulia: se il film la restituisce come persona e non solo come simbolo, come dichiarato.