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Zustissia recensione film

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Zustìssia (intitolato anche Zustissia – Storia del più lungo errore giudiziario italiano) segna l’esordio al lungometraggio di finzione per il regista Francesco Piras. Tratto dal libro-memoir “Io sono innocente” (scritto da Beniamino Zuncheddu insieme all’avvocato Mauro Trogu), il film porta sul grande schermo una delle ferite più profonde, kafkiane e dolorose della storia giudiziaria italiana repubblicana: il caso di Beniamino Zuncheddu, il pastore sardo condannato all’ergastolo e rimasto ingiustamente in carcere per quasi trentatré anni (dal 1991 fino alla definitiva assoluzione nel gennaio del 2024).

La Trama in Breve

La vicenda ha inizio in una notte buia del 1991, sconvolta da un triplice omicidio consumato all’interno di un ovile isolato sui monti di Sinnai, nel Sud della Sardegna. A seguito di indagini sbrigative e viziate da pesanti ombre, viene individuato un capro espiatorio: Beniamino Zuncheddu, un giovane servo pastore. In un tempo record — appena un anno e tre gradi di giudizio — viene condannato all’ergastolo. Inizia così un calvario disumano fatto di silenzi, isolamento e anni di cella, in cui a Beniamino viene ripetutamente offerta una via d’uscita a prezzo della dignità: “Confessa e andrai a casa”. Ma lui rifiuta sempre, forte della propria innocenza. Dovranno passare venticinque anni e sei legali prima che l’avvocato Mauro Trogu decida di riaprire il caso pro bono, smontando un impianto accusatorio marcio e restituendo finalmente la libertà (e la verità) a un uomo a cui è stata rubata la vita

Gli Interpreti Principali

Il film poggia su una prova corale di altissimo livello, guidata da due volti cardine del cinema italiano d’impegno:

 

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